CESSIONE DEL QUINTO:

Come deve comportarsi il datore di lavoro?

23 novembre 2018
  • Cos’è? Dal punto di vista civilistico, la cessione del quinto dello stipendio è un contratto di cessione del credito di cui all’art. 1260 c.c.. In pratica il lavoratore si impegna a pagare il debito contratto attraverso la corresponsione di 1/5 (20%) della propria retribuzione. Quindi il lavoratore dipendente (cedente) cede il proprio futuro retributivo attraverso il datore di lavoro (ceduto) a favore di una società finanziaria o di una banca (cessionario).
  • Cosa deve fare il datore di lavoro? In caso di cessione del quinto dello stipendio, il datore di lavoro diviene soggetto obbligato verso il cessionario per cui è tenuto ad effettuare la trattenuta periodica della rata sulla busta paga del lavoratore e versarla su un c/c postale o bancario. Il datore di lavoro una volta ricevuta la notifica del contratto di mutuo e perfezionata la cessione del credito, non può effettuare sulle quote in questione sequestri o pignoramenti e tanto meno opporre alla cessionaria un verbale di conciliazione con il proprio dipendente.
  • Il datore di lavoro può opporsi? Assolutamente no. La cessione del quinto dello stipendio è regolamentata dalla Legge n. 180 del 1950: è un diritto del lavoratore dipendente richiederla ed un obbligo del datore di lavoro accettare la richiesta. Il datore di lavoro non può opporsi in alcun modo, anzi ha degli obblighi ben precisi e risulta parte integrante del processo. Prendendo in carico la richiesta di cessione del quinto, il datore di lavoro dovrà garantire il pagamento puntuale di tutte le rate del prestito fino alla sua conclusione. 
  • E se il datore di lavoro non fa il versamento? Qualora il datore di lavoro non proceda con il versamento della quota trattenuta al lavoratore, a favore del cessionario, non commette il reato di appropriazione indebita ma solo un illecito civile (Cass.37954/2011).
  • E se il rapporto di lavoro cessa? La corresponsione di 1/5 della propria retribuzione offre al creditore la possibilità di tutelarsi da eventuali rischi di insolvenza (nei casi di cessazione del rapporto lavorativo) attraverso un’apposita polizza assicurativa o fornendo in garanzia il TFR maturando. 
  • Il datore di lavoro può erogare anticipi di TFR al lavoratore che ha in corso la cessione del quinto? Il TFR costituisce una vera e propria garanzia a favore della finanziaria o banca che ha erogato il prestito. Si tratta quindi di una misura cautelativa per evitare che l’inadempimento del lavoratore comporti il mancato pagamento delle rate. Esiste però un caso in cui il lavoratore ha la possibilità di richiedere l’anticipo di TFR (e solo per determinate esigenze) nonostante il prestito in corso e cioè laddove l’ammontare del TFR sia maggiore del debito residuo. 
  • E se la retribuzione viene ridotta? Qualora la retribuzione gravata da trattenuta a titolo di cessione del quinto subisca una riduzione pari o inferiore ad 1/3 del suo ammontare, il datore di lavoro potrà continuare ad operare la trattenuta della retribuzione nella misura stabilita dal cessionario. Qualora, invece, la riduzione sia superiore ad 1/3 della retribuzione netta, la trattenuta non potrà eccedere la misura di 1/5 della nuova retribuzione, per cui in questo caso sarà necessario comunicare alla società finanziaria l’evento che ha determinato la riduzione della retribuzione e chiedere la rideterminazione dell’importo della rata da trattenere.

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