LAVORO DEI FAMILIARI IN AZIENDA

Cassazione Civile, Sez. Lav., 27 febbraio 2018, n. 4535 

27 luglio 2018
  • Perchè l’INPS disconosce il rapporto subordinato?  Gli ispettori considerano il lavoro familiare illecito, in quanto ritenuto strumento di dissimulazione per garantire una mera prestazione pensionistica. Ciò si concretizza con la costante tendenza a disconoscere il rapporto di lavoro tra familiari, pur in assenza di una norma che vieti esplicitamente al datore di lavoro di assumere un proprio familiare. Non solo, sovente gli organi di vigilanza annullano il rapporto di lavoro anche quando il datore di lavoro è una società, in virtù della circolare n. 179/89. 
  • Ma cosa cos’è “affectio vel benevolentiae causa”? Spesso la collaborazione resa dal parente può essere effettuata in virtù di una legame solidaristico, affettivo (e quindi gratuito) proprio del contesto familiare, affectio vel benevolentiae causa per l’appunto. Traendo spunto da tali riflessioni, l’Istituto disconosce la natura subordinata del rapporto poiché privo degli indici tipicizzanti (remunerazione, continuità, potere disciplinare e direttivo,...) in modo tale da escludere l’obbligo contributivo in capo al familiare ed il correlato diritto pensionistico. 
  • E la Cassazione come si esprime (in ultimo la decisione n.4535/2018)? Secondo un consolidato orientamento, invece, in presenza di indici oggettivi che consentano di riconoscere un effettivo inserimento organizzativo e gerarchico nella organizzazione aziendale nulla osta alla possibilità di riconoscere piena legittimità al rapporto di lavoro subordinato anche tra familiari.  
  • Quali sono questi indici? In primis, l’onerosità della prestazione e la relativa corresponsione di un compenso a cadenze fisse. In oltre è necessaria la presenza costante presso il luogo di lavoro previsto dal contratto e l’osservanza di un orario. In altri termini si ricercano gli indici che identifichino la genuinità del rapporto di lavoro e la natura subordinata, anche tra familiari, prestato in forza di un vincolo contrattuale e non soltanto benevolentiae vel affectionis causa.  
  • E quindi? Non è possibile escludere aprioristicamente che le prestazioni svolte da un familiare non possano trovare titolo in un rapporto di lavoro subordinato. Ed anzi, fornendo la prova dell’esistenza del vincolo di subordinazione apprezzabile in riferimento alla qualità e quantità delle prestazioni svolte ed alla presenza di direttive, controlli ed indicazioni da parte del datore di lavoro lo stesso è perfettamente legittimo.

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